Consulenza Filosofico Esperienziale e Antropologia Esistenziale

La consulenza filosofica è una professione moderna rivolta a persone, esenti da malattie psichiche, che abbiano il desiderio di chiarificare e risolvere dubbi e disagi legati alla propria esistenza, di cercare il proprio senso e valore, di ritrovare un equilibrio destabilizzato dalle situazioni critiche della vita e da ciò che esse intimamente comportano.

Non è una terapia, non nasce né si sviluppa come cura di malattie e disturbi di natura fisica o psicologica, non lavora su problemi aventi radice patologica, ma si rivolge a un aspetto esistenziale.

L’idea cardine della consulenza filosofica è che ognuno di noi abbia una propria visione del mondo, ovvero una concezione di sé e della realtà, che determina e dà senso alle nostre scelte, agli atteggiamenti e ai modi pensare, all’agire nel mondo e ai rapporti con gli altri. Tuttavia di norma non si ha una lucida consapevolezza di questa visione, soprattutto nei momenti critici della vita: aiutare a chiarificare tale visione, riflettervi, recuperare le proprie risorse in essa, preparare al cambiamento come evoluzione di sé, è il compito della consulenza filosofica. Compito che essa svolge sulla base di un assunto importante: nessun cliente è uguale ad un altro, non esistono “casi” né metodi predefiniti. La persona che incontra il consulente è unica e in sé ineguagliabile, di conseguenza lo è anche il percorso che costruisce.

Chi è il consulente filosofico?

Il consulente filosofico è un professionista, generalmente laureato Antropologia o in filosofia, che ha conseguito uno specifico titolo post laurea per l’abilitazione a questa professione.

Per il consulente filosofico, colui che vuole intraprendere un percorso non è un paziente, ma una persona che esprime un desiderio di conforto e cambiamento. Il consulente ha un ruolo di facilitatore: ascolta la persona, prestando attenzione alle dinamiche degli incontri, chiarifica e restituisce al cliente i suoi nessi tra sentimento e pensiero e tra pensiero e azione, lo aiuta ad individuare le sue risorse al fine di renderlo consapevole di sé e di aiutarlo, se necessita, ad affrontare un cambiamento o a prendere scelte consapevoli.

Il dialogo è motore degli incontri: le parole sono veicolo di idee, ricordi, bisogni, aspirazioni, desideri. Non si tratta di un dialogo che segue un processo meccanicistico e faticoso, ma di un flusso discorsivo che si fa nell’incontro, che cresce e si amplia seguendo lo stato d’animo del cliente ed è quindi disposto al cambiamento. Il dialogo è cooperativo e paritetico: consulente e cliente hanno eguale dignità razionale, umana ed etica. Il consulente non ha un ruolo giudicante, non detiene alcuna verità, non si pone al di sopra del dialogo. Il suo ruolo è diverso da quello del cliente ma sullo stesso livello, entrambi sono in grado di osservare e riflettere insieme in un clima di collaborazione. Non esiste filosofia senza riconoscimento di questa parità all’altro dialogante.

Inoltre, il consulente lascia al cliente, esplicitamente e in ogni momento del dialogo, ogni responsabilità in merito alle valutazioni e alle scelte, sia pratiche che teoriche. Così facendo, gli riconosce la sua dignità di essere razionale e lo reinveste della propria responsabilità, permettendogli di recuperare fiducia in se stesso.